L’egemonia della finanza in Europa

Carta dell'Unione Europea

La crisi economica mondiale scoppiata nel 2008 e non ancora esaurita, sarebbe scaturita da problemi creatisi a livello di economia finanziaria, ma ha causato conseguenze soprattutto su quella reale. Questo divario tra i due mondi, quello della finanza e quello dell’economia reale, non impedisce il contatto tra essi e ciò alla lunga sembra aver minato la stabilità di molte economie, comprese quelle europee.

Il ruolo della finanza

La finanza comprende tutte quelle pratiche e strumenti finanziari atti a gestire gli scambi di flussi di denaro tra privati, stati e imprese; inoltre si occupa dei mercati sui quali queste transazioni vengono negoziate. I mercati finanziari vengono comunemente definiti anche borse e ogni paese ne possiede una nazionale, che riporta i relativi indici e andamenti azionari. In Europa le principali borse sono quella di Francoforte, Parigi, Londra e Milano. I dati positivi ottenuti dalle borse nazionali, normalmente dimostrano un certo grado di fiducia nelle azioni vendute dai paesi, quindi analogamente i risultati negativi denotano una mancanza di fiducia, da parte dei compratori nei confronti degli stati e delle imprese nazionali. Riguardando i flussi di denaro, la finanza coinvolge anche l’Euro, al destino del quale sono legati i paesi dell’Eurozona. In base a meccanismi e indici finanziari, di difficile comprensione da parte di coloro che non si intendono dell’argomento, le valute aumentano o scendono di valore rispetto al dollaro, la moneta di riferimento: appena nato l’Euro subì vari deprezzamenti, ma col passare degli anni ha acquistato valore e ora continua il suo processo di apprezzamento rispetto alla valuta americana. La crisi interna ai paesi dell’Eurozona, tuttavia, sta mettendo a rischio la stabilità dell’Euro, perciò l’Unione Europea è impegnata in un piano di risanamento delle economie e delle finanze locali.

La finanza e il debito pubblico

Ogni stato, non solo quelli europei, deve affrontare una serie di spese pubbliche che difficilmente riesce a sostenere con i soli introiti derivati dalle tasse: per tale motivo sono state create delle soluzioni finanziare che sono andate a generare il debito pubblico. Tali strumenti sono i titoli di stato, come i buoni del tesoro ad esempio, che ogni nazione vende sul mercato azionario; attraverso l’acquisto di un titolo, si acquista una parte di debito pubblico, si tratta quindi di una sorta di prestito che si concede allo stato. Trattandosi appunto di un prestito, comporta dei tassi di interesse, pagabili soltanto con l’emissione di nuovi titoli: in questo modo il debito si allarga a causa del continuo pagamento di interessi, il cui tasso cresce in base al confronto tra titoli di stato di nazioni diversi.
I problemi si presentano in modo più manifesto quando ci si avvicina allo scadenza di questi titoli, che prevede quindi il rimborso della somma prestata con i relativi interessi. Queste manovre a livello di finanza pubblica finiscono per incidere sui cittadini, che si possono trovar a dover aiutare lo stato a raggiungere il pareggio di bilancio, non più perseguibile attraverso il continuo autoalimentarsi del debito pubblico.

Immagine: Tanja Bagusat – Fotolia

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