La politica regionale dell’Unione Europea

Il Parlamento europeo

Gli stati si uniscono in comunità e unioni economiche soprattutto per migliorare le proprie condizioni, basandosi molto banalmente sul detto che “l’unione fa la forza”. L’Unione Europea non fa eccezione, in quanto opera al fine di preservare o migliorare le condizioni, sia sociali che economiche, dei paesi membri.

L’Unione Europea a sostegno dei suoi paesi

Per quanto sia molto attiva anche a livello di relazioni internazionali, lo scopo primario dell’Unione Europea è difendere gli interessi dei propri paesi, migliorandone il più possibile la condizione economica e sociale. Questo settore di attività rappresenta la politica regionale dell’Europa, che opera in funzione dei seguenti obiettivi: permettere a ciascuna regione di realizzare appieno le proprie potenzialità; migliorare la competitività e l’occupazione di ogni paese, attraverso l’investimento in settori con un alto potenziale di crescita; innalzare il tenore di vita di quei paesi che sono entrati nell’UE dopo il 2004, adeguando tale indice alla media europea.
Intervenire in questi ambiti si presenta necessario, in quanto è presente una forte disparità tra i vari paesi dell’Unione; ciò è dovuto ad una serie di fattori, tra cui l’eredità lasciata da passati sistemi economici a pianificazione centralizzata, la posizione geografica isolata e recenti mutamenti economici e sociali. Tutto ciò ha concorso a generare emarginazione sociale, disoccupazione, un basso livello di istruzione e la mancata realizzazione di infrastrutture adeguate. L’Unione Europea interviene su queste problematiche attraverso l’erogazione di fondi: il Fondo europeo di sviluppo regionale, Il Fondo sociale europeo e il Fondo di coesione. Tali fondi finanziano progetti dedicati alle infrastrutture, alla formazione e all’ambiente.

I 5 obiettivi dell’Unione Europea

Per valutare i propri progressi, l’Unione Europea si è prefissata cinque obiettivi da raggiungere entro il 2020: si tratta della strategia Europa 2020, che traduce i seguenti obiettivi anche su scala regionale, adeguandosi alle peculiarità di ogni paese. Si tratta di obiettivi comuni, perseguiti quindi sia dalle realtà regionali sia dall’UE unita; inoltre sono interconnessi e di reciproca utilità. Un primo obiettivo riguarda l’innalzamento al 75% del tasso di occupazione, riguardante la fascia d’età compresa tra i venti e i sessantaquattro anni. Un secondo, invece, prevede l’aumento, al 3% del PIL, degli investimenti nel settore dell’innovazione e in quello della ricerca e dello sviluppo. Il terzo punto riguarda i cambiamenti climatici e l’energia; nello specifico si richiede: la diminuzione del 20 o 30% delle emissioni di gas serra, rispetto ai valori del 1990; che il 20% del fabbisogno energetico sia ricavato da fonti rinnovabili; infine, un aumento del 20% dell’efficienza energetica. Il quarto obiettivo, concernente l’istruzione, punta alla riduzione al di sotto del 10% degli abbandoni scolastici e all’aumento fino al 40% dei cittadini di 30/34 anni che posseggono un’istruzione universitaria. Il quinto punto, infine, si prefigge che entro il 2020 ci siano venti milioni di persone in meno a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione.

Immagine: Artshot – Fotolia

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